La Galleria Nazionale d’Arte Antica

Palazzo Barberini è la reggia del Barocco, uno tra i maggiori edifici civili italiani di ogni tempo, il ritratto della potenza politica, economica e culturale di una tra le più illustri famiglie del Seicento romano. Le sue origini risalgono al 1623 quando Maffeo Barberini sale al soglio pontificio con il nome di Urbano VIII. Desiderando per la propria famiglia una residenza importante al pari delle più insigni famiglie di Roma, il Papa acquista un ampio terreno sul colle del Quirinale e, nel 1627, affida il progetto a Carlo Maderno. L’architetto elabora un progetto ad ali aperte che trasforma l’edificio in palazzo-villa, unendo le due funzioni di abitazione di rappresentanza della famiglia papale e di villa suburbana. Nel 1629, alla morte del Maderno, subentra alla direzione dei lavori Gian Lorenzo Bernini, allora trentunenne. Nel cantiere lavora anche il giovane Francesco Borromini, nipote del Maderno, al quale sono ascrivibili alcuni particolari architettonici, oltre la scala elicoidale a destra del porticato. La concezione della loggia vetrata sorretta da un profondo portico, costituisce il fulcro di rappresentanza della costruzione che s’incentra sul grande volume del Salone. Quest’ultimo, si sviluppa su due piani con la grande volta affrescata tra il 1632 ed il 1639 da Pietro da Cortona con il Trionfo della Divina Provvidenza, glorificazione temporale e spirituale del pontefice e della famiglia Barberini.

La Galleria Nazionale d’Arte Antica nasce ufficialmente nel 1893, dopo che alla collezione donata allo Stato dieci anni prima dal principe Corsini, si aggiunge nel 1892 la Collezione Torlonia e negli anni successivi le collezioni Chigi, Hertz, Monte di Pietà ed altre.

Più consistente il nucleo dei dipinti del XVI secolo, fra i quali La Fornarina, il celeberrimo ritratto che Raffaello fece dell’amata e opere di Andrea del Sarto, Beccafumi, Sodoma, Bronzino, Lotto, Tintoretto, Tiziano, El Greco, per arrivare alla fine del Cinquecento con la splendida Giuditta che taglia la testa ad Oloferne di Caravaggio che sarà presente in mostra.

Il Seicento è rappresentato da opere di Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco, Bernini, Poussin, Pietro da Cortona e Gaulli.

La sezione delle opere del XVII secolo si accorda perfettamente con la decorazione e l’architettura del palazzo, offrendo una testimonianza ricchissima per completezza e omogeneità di uno dei periodi più fecondi della cultura e dell’arte. La pittura del tardo Seicento e del Settecento con opere, tra gli altri, di Mattia Preti, Canaletto, Batoni, Pannini, la Collezione Lemme e un raro nucleo di dipinti francesidello stesso periodo, provenienti dalla collezione del duca di Cervinara, è  esposta nelle nuove sale del secondo piano del palazzo.