Il luogo e la sede

Palazzo Barberini

Nel 1623 salì al soglio papale, con il nome di Urbano VIII, il cardinale Maffeo Barberini. La sua potente famiglia, di origine toscana, volle costruire come sede di rappresentanza, una residenza fastosa e degna delle più prestigiose famiglie romane. I lavori di costruzione di Palazzo Barberini iniziarono nel 1627 sotto la direzione dell’architetto Carlo Maderno (1556-1629), il quale inizialmente ideò una costruzione quadrangolare che inglobava la preesistente Villa Sforza secondo lo schema tradizionale del palazzo rinascimentale, solo in seguito fu elaborato il progetto ad ali aperte che trasformava l’edificio in palazzo-villa, unendo le due funzioni di abitazione di rappresentanza della famiglia papale e di villa suburbana. Tale impianto, attraverso soluzioni comuni alle ville cinquecentesche, assicurava un perfetto inserimento dell’edificio nell’ambiente circostante. Nel 1629, alla morte di Carlo Maderno, subentrò alla direzione dei lavori Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), allora trentunenne. Nel cantiere lavorò anche il giovane Francesco Borromini (1599-1667), nipote del Maderno, al quale sono riferibili alcuni particolari architettonici, oltre la scala elicoidale a destra del porticato.

La concezione della loggia vetrata sorretta da un profondo portico, costituisce il fulcro di rappresentanza della costruzione che s’incentra sul grande volume del Salone. Quest’ultimo, si sviluppa su due piani con la grande volta affrescata tra il 1632 ed il 1639 da Pietro da Cortona con il Trionfo della Divina Provvidenza, glorificazione temporale e spirituale del pontefice e della famiglia Barberini.
La Galleria Nazionale d’Arte Antica nasce ufficialmente nel 1893, dopo che alla collezione donata allo Stato dieci anni prima dal principe Corsini, si era aggiunta nel 1892 la Collezione Torlonia e negli anni successivi le collezioni Chigi, Hertz, Monte di Pietà ed altre.
Più consistente il nucleo dei dipinti del XVI secolo, fra i quali La Fornarina, il celeberrimo ritratto che Raffaello fece dell’amata e opere di Andrea del Sarto, Beccafumi, Sodoma, Bronzino, Lotto, Tintoretto, Tiziano, El Greco, per arrivare alla fine del Cinquecento con la splendida Giuditta che taglia la testa ad Oloferne di Caravaggio.
Il Seicento è rappresentato da opere di Reni, Domenichino, Guercino, Lanfranco, Bernini, Poussin, Pietro da Cortona e Gaulli.
La sezione delle opere del XVII secolo si accorda perfettamente con la decorazione e l’architettura del palazzo, offrendo una testimonianza ricchissima per completezza e omogeneità di uno dei periodi più fecondi della cultura e dell’arte. La pittura del tardo Seicento e del Settecento con opere, tra gli altri, di Mattia Preti, Canaletto, Batoni, Pannini, la Collezione Lemme e un raro nucleo di dipinti francesi dello stesso periodo, provenienti dalla collezione del duca di Cervinara, è esposta nelle nuove sale del secondo piano del palazzo.