Il “Fatto Quotidiano” sul Caravaggio negato

Marco Lillo su Il Fatto Quotidiano del 17 gennaio illustra la vicenda del San Giovanni Battista, quadro del Caravaggio non presente nella mostra Da Guercino a Caravaggio.

Anche Art Tribune offre un commento alla questione.

Riportiamo l’articolo di Marco Lillo per conoscenza dei lettori.

Il sindaco Ignazio Marino dovrebbe trovare il modo di saldare un debito di riconoscenza della città di Roma con Sir Denis Mahon, un ricco studioso inglese scomparso dopo aver compiuto i cento anni nel 2011, protagonista di una mostra molto bella, ” Da Guercino a Caravaggio ” ancora per poche settimane visitabile a Palazzo Barberini a Roma. Il debito sorge negli Anni Cinquanta quando Mahon si trova a Roma in uno dei suoi frequenti viaggi in Italia e scopre affisso alla parete dello studio del sindaco della Capitale il ” San Giovanni Battista ” di Caravaggio. La storia di quel dipinto è così spiegata da Anna Coliva nel catalogo della mostra: ” Per Caravaggio Mahon riuscì a dare un contributo imprescindibile grazie alla clamorosa scoperta dell ‘ ori ginale di San Giovanni Battista nello studio del sindaco di Roma. Erano gli anni cinquanta e sino a quel momento il dipinto, ora ai musei capitolini, era considerato la copia di quello posseduto dalla Collezione Doria ” . Molti musei nel mondo sono debitori in qualche modo verso Mahon perché li ha convinti a comprare Caravaggio, Guercino o Reni quando l ‘ arte italiana del Seicento era negletta. PUR DI NON LASCIARE le opere in mano a chi non le sapeva apprezzare, quando non riusciva a trovare un museo pronto a tirare fuori i soldi, Mahon comprava in prima persona. Così portò a segno affari eccellenti e creò una raccolta di un centinaio di opere, la più ricca collezione privata esistente sul seicento italiano. Il suo scopo però non è mai stata la speculazione bensì la diffusione dell ‘ arte. Così rese la sua collezione accessibile al pubblico e festeggiò i suoi 80 anni donando molti capolavori della Scuola Emiliana del ‘ 600, (compresa ” La Madonna del passero ” di Guercino) alla Pinacoteca di Bologna. Il museo Hermitage di San Pietroburgo, per riconoscenza a Mahon, quando si è visto chiedere dal realizzatore della mostra l ‘ ingegnere Roberto Celli (un amico di Mahon, già manager di grandi imprese pubbliche e private che da tempo si dedica anche alla valorizzazione del patrimonio artistico e che ha investito del suo per onorare la memoria dell ‘ amico mecenate) ” Il suonatore di liuto ” , uno dei dipinti più belli di Caravaggio, lo ha concesso gratuitamente per l ‘ esposizione a Palazzo Barberini. Il Comune di Roma invece ha detto no. Così ” Il suonatore di liuto ” ha percorso senza battere ciglio, nonostante i rapporti complicati con la Russia di Putin, i tremila chilometri che separano l ‘ Hermitage da Palazzo Barberini mentre il Comune di Roma non ha permesso al suo San Giovanni Battista di fare i tre chilometri che separano il museo dal Campidoglio. Da qualche settimana, come era negli accordi, però ” Il Suonatore di liuto ” è tornato all ‘ Hermitage e sulla parete più importante della mostra c ‘ è un buco che non fa onore alla città. Il sindaco Marino non porta la responsabilità di questa scelta e probabilmente non ne sa nulla. PERÒ è ancora in tempo per rendere omaggio a uno straniero che ha insegnato ai romani a vedere la propria Grande bellezza. Per dimostrare che in Campidoglio non pensano solo a dare appalti sulla raccolta dei rifiuti alle coop amiche dei politici, Ignazio Marino dovrebbe prendere personalmente quella tela e portarla lontano da chi è riuscito a impoverire Roma rubando persino sui campi rom. Sarebbe il modo migliore per rendere il giusto tributo a uno straniero che invece è riuscito ad aumentare la ricchezza della Capitale puntando sulla sua bellezza.