Biografia di Sir Denis Mahon

Denis Mahon appassionato collezionista del Barocco italiano e difensore dei musei pubblici

di Gabriele Finaldi

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Animato da un’incontenibile vitalità a sostegno dei musei fino agli ultimi anni, Sir Denis Mahon, scomparso centenario nell’aprile del 2011, è senza dubbio uno tra i maggiori storici dell’arte e collezionisti dei nostri tempi. Guercino, Guido Reni, Luca Giordano, questi i nomi di alcuni tra gli artisti che compongono la sua leggendaria collezione di capolavori del Barocco italiano, destinata per legato testamentario alle maggiori istituzioni pubbliche del Regno Unito tra cui la National Gallery di Londra, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Fitzwilliam Museum di Cambridge e la Scottish National Gallery di Edimburgo, oltreché alla Pinacoteca Nazionale di Bologna in Italia.

Trustee o amministratore fiduciario della National Gallery londinese per due volte (tra il 1957 e il 1964 e tra il 1966 e il 1973), Sir Denis svolge un ruolo fondamentale nell’intento di ottenere l’acquisizione di capolavori indiscussi tra cui l’Adorazione dei pastori di Guido Reni, che per dimensioni è ancora la maggiore tra le opere custodite, e di nuovo nel 1970 – grazie al preziosissimo voto di Henry Moore, trustee anche lui del museo nonché artista celeberrimo – della Salomè con la testa del Battista di Caravaggio, toccante opera della produzione tarda dell’artista.

Ardente e risoluto sostenitore dell’interesse pubblico, noto per le sue numerose campagne – spesso condotte individualmente – contro le mancanze del governo britannico nell’adempiere i propri doveri verso il patrimonio nazionale, si batte opponendosi al pagamento del biglietto d’entrata nei musei statali ed esercita pressioni perché la vendita delle opere appartenenti ai musei pubblici sia impedita dalla legge britannica.

Grazie al suo intervento e con il sostegno del National Art Collection Fund (NACF, oggi noto come Art Fund), di numerose altre organizzazioni e di privati cittadini, il Land Fund – fondo istituito nel 1946 e destinato a onorare la memoria dei soldati britannici caduti in guerra ma poi opportunamente “dimenticato” dal Ministero del Tesoro – è tramutato in National Heritage Memorial Fund. Il fondo è dotato di un comitato indipendente impegnato prioritariamente nelle attività di conservazione e tutela del patrimonio.

La sua prodigiosa collezione diviene un’arma efficacissima da utilizzare nel corso delle molteplici battaglie condotte da Sir Denis. Più di una volta Mahon minaccia di trasferirla al di fuori del Regno Unito quando il Governo inglese in carica, laburista o conservatore, si rifiuta di attuare adeguate misure di conservazione e di tutela a favore dei musei britannici e del patrimonio nazionale.

Ma nonostante tutto Sir Denis riesce a intessere proficue collaborazioni con alcuni Ministri della Cultura, tra cui negli anni Ottanta il conservatore Grey Gowrie e successivamente, Chris Smith, Ministro laburista del Department for Culture di Tony Blair. A seguito della memorabile decisione di lasciare in eredità la propria raccolta al NACF, con la precisa volontà che le opere fossero assegnate a musei e gallerie del Regno Unito, Mahon prosegue nello sferzare attacchi all’immobilismo della politica inglese nel campo della cultura. La sua minaccia è di modificare queste condizioni nel caso in cui il Governo si rifiuti di equiparare tra loro i musei inglesi, cambiando la legge che obbliga i musei nazionali ad accesso gratuito – British Museum, National Gallery, National Portrait Gallery – a pagare la tassa VAT (IVA), ma permette invece ai musei a pagamento – per esempio il Victoria & Albert Museum ed il Natural History Museum – di esserne esenti. La modifica della legge arriva nel 2001: eun’altra importante vittoria del novantenne Mahon.

Sir Denis era nato a Londra, figlio di John FitzGerald Mahon e di Lady Alice Evelyn Browne, rampollo della ricca famiglia legata alla banca d’affari Guinness Mahon e nipote per parte di madre del quinto Marchese di Sligo. Nel corso di una visita alla tenuta di Kenwood House, nell’Hampstead Heath a nord di Londra, Sir Denis riferendosi al Ritratto della Contessa Howe – certamente tra le opere più riuscite di Gainsborough – confessa con una punta d’orgoglio che si tratta della sua trisnonna. Formatosi a Eton e al Christ Church di Oxford, studia materie storiche e si appassiona alla lirica, interesse che coltiverà per diversi anni con entusiasmo e dedizione. Non avendo alcun interesse a intraprendere una carriera nella banca di famiglia, decide presto di dedicarsi esclusivamente allo studio della storia dell’arte abbandonando dopo qualche anno persino la passione per l’opera. Insigne storico dell’arte, a quel tempo curatore all’Ashmolean Museum di Oxford, Kenneth Clark è una figura chiave negli anni in cui Sir Denis muove i suoi primi passi da storico dell’arte: a lui spetta il grande merito di averlo presentato a Nikolaus Pevsner, studioso tedesco fuggito dalla Germania nazista allora giovane professore al Courtauld Institute di Londra. Pevsner si accosta all’arte del Seicento italiano e suggerisce a Mahon di intraprendere lo studio di Giovanni Francesco Barbieri, meglio conosciuto come il Guercino, quale soggetto ideale da approfondire proprio per la sua ben documentata presenza all’interno delle collezioni britanniche.

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Poco tempo dopo, nel 1937, Mahon esordisce sul Burlington Magazine con un primo articolo incentrato sugli anni giovanili del Barbieri trascorsi tra Cento, Ferrara e Bologna. Qui la scintilla: Sir Denis si innamora dell’arte del Guercino al punto che su di lui concentrerà lo studio e le ricerche di una vita. Mosso da un incontenibile desiderio di ricercare e possedere quante più opere del pittore ovunque si trovassero, aspira in tal modo a costruire la più esaustiva raccolta mai esistita, dando vita a una seri di grandi mostre a lui dedicate e concludendo nel 1989 assieme a Nicholas Turner l’imponente catalogazione dei suoi disegni custoditi nella Royal Collection di Windsor Castle.

Inoltre, poco più che ventenne, Sir Denis viaggia incessantemente setacciando musei e collezioni private di tutto il mondo alla ricerca delle opere dei Carracci, pittori bolognesi: i fratelli Annibale e Agostino, e il cugino Ludovico, che con la loro arte e con la loro scuola o Accademia degli Incamminati, aprirono quella Via Emilia della pittura su cui si sarebbero ‘incamminati’ Guido Reni, il Domenichino, il Guercino.

Assieme all’amico austriaco Otto Kurz, altro storico dell’arte ebreo sfuggito alla Germania nazista, intraprende trasferte di studio e ricerca. Durante un loro viaggio, entrando nella Russia stalinista con il bagaglio stipato di libri antichi – e ci sono anche le biografie redatte nel Seicento da Gian Pietro Bellori e da Carlo Cesare Malvasia – gli ufficiali doganali impongono la rimozione dei fogli di quotidiano inglese usati per proteggerne le copertine, con la promessa di ridarglieli quando sarebbero ripassati dal varco di frontiera per uscire dal paese.

Gli studi di Mahon sono indissolubilmente legati alla formazione della propria raccolta di dipinti e disegni: risale al 1934 l’acquisto del suo primo Guercino, Giacobbe benedice i figli di Giuseppe, oggi esposto alla National Gallery di Dublino. Due anni dopo la principessa Barberini gli cede per la somma oggi irrisoria di duecento sterline l’Elia nel deserto, altra opera della produzione giovanile del pittore. Mentre presta servizio presso la National Gallery in qualità di attaché onorario (ovvero curatore volontario a titolo gratuito) propone a Clark, diventato direttore del museo a quel tempo, di acquistare il dipinto per la stessa cifra. Ma in cambio ottiene un categorico diniego: Clark, pur sedotto dall’idea di acquistare un dipinto del Barocco italiano, desiste ritenendo un’impresa troppo ardua persuadere i membri del Board of Trustees dell’importanza dell’operazione. Mahon non ha più dubbi: sarà lui stesso a dar vita alla più imponente collezione privata d’arte barocca italiana, con l’intenzione di custodire personalmente le opere fino a quando il Governo inglese non manifesterà l’interesse di acquisirle all’interno delle proprie collezioni.

Difficile immaginare quanto fosse caduta in basso la gloria degli artisti del Seicento italiano nel Regno Unito tra Otto e Novecento. Tale disprezzo era dovuto alle feroci critiche propugnate da John Ruskin che detestava i Carracci, ai quali affibbiò l’appellativo di “scoria di Tiziano”, e dell’assoluta preferenza da parte dei collezionisti e curatori del tempo per i “primitivi italiani”. Senza prestare ascolto a luoghi comuni e pregiudizi di stampo religioso, Mahon si aggiudica, per somme irrisorie, dipinti di soggetto religioso realizzati da artisti allora misconosciuti: il Domenichino, Andrea Sacchi e Ciro Ferri. Nel 1945 acquista il Ratto d’Europa di Guido Reni, capolavoro assoluto del pittore commissionato dal Re di Polonia: all’asta, Mahon si ritrova a competere contro Arnold Wiggins, mercante d’arte inglese interessato alla sontuosità della cornice stile Louis XV più che al dipinto stesso. L’opera e la relativa cornice hanno oggi un posto di tutto rispetto nelle sale della National Gallery.

Nel 1947 Mahon pubblica “Studies in Seicento Art and Theory” a tutt’oggi considerato uno dei principali testi di riferimento per lo studio dell’arte italiana del XVII secolo. In questi saggi raccoglie una serie di analisi fondamentali: menzioniamo quella sul cambiamento di stile del Guercino dopo i trionfi romani del 1621; quella sull’importanza degli scritti teorici di monsignor Giovanni Battista Agucchi, grande sostenitore del classicismo nell’arte; impone infine un decisivo rifiuto all’etichetta di “eclettici” applicata fin dal Settecento all’arte dei Carracci. Il libro è definitivo nell’imporre alle istituzioni britanniche una rivalutazione della pittura del Seicento italiano quale periodo artistico di assoluto rilievo.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, Mahon rivolge la propria attenzione al Caravaggio con la stesura di alcuni saggi, e con il tentativo di attribuire al maestro nuove opere ritenute perdute: nell’ufficio del Sindaco di Roma riconosce l’originale del San Giovanni Battista considerata fino a quel momento soltanto una vecchia copia e oggi una tra le più importanti opere custodite nella Pinacoteca Capitolina. Roberto Longhi, figura di grande studioso e massima autorità sul Caravaggio, piuttosto infastidito per la scomoda intrusione di Mahon nel proprio campo d’indagine, deve tuttavia riconoscere la bontà dell’attribuzione.

A partire dal 1947, con uno scritto sull’influenza dell’arte veneziana nella pittura di Nicolas Poussin e poi a più riprese negli anni Sessanta, Mahon si dimostra insuperabile interprete dell’opera dell’artista, spesso in contrasto con Anthony Blunt, Direttore delle collezioni reali e del Courtauld Institute, nonché massima autorità su Poussin. Mahon solleva aspre critiche nei confronti di Blunt mettendo in dubbio la sua interpretazione dell’opera del maestro e definendo scientificamente poco attendibile la ricostruzione cronologica dell’intero corpus dell’artista. Con “Plea for Poussin as a Painter” del 1965 Mahon lancia un appello in favore di un’interpretazione volta a comprendere l’essenza del suo fare pittura accanto a quella più tradizionale che lo assurge a peintre-philosophe.

Ancora una volta il suo punto di vista è ampiamente condiviso. A un’asta di Sotheby del 1964, Sir Denis, grazie al suo infallibile intuito riconosce e acquista Eliezer e Rebecca al pozzo, dipinto degli anni giovanili di Nicolas Poussin erroneamente attribuito nel catalogo d’asta al pittore romano Pietro Testa. E’ il 1995, quando Mahon ha ormai completato la propria collezione, sorprendentemente ad un’asta di Sotheby restituisce a Poussin un altro capolavoro: si tratta del Sacco del tempio di Gerusalemme attribuito ancora una volta erroneamente al Testa. Fondamentale tassello della produzione giovanile del Poussin, il dipinto è oggi esposto nelle sale dell’Israel Museum a Gerusalemme.

NPG P948(27); Sir (John) Denis Mahon by Lucy Anne DickensAl fianco di Cesare Gnudi, Soprintendente ai Beni Artistici di Bologna, contribuisce all’organizzazione di grandi mostre dal contenuto profondamente innovativo: la “Mostra dei Carracci” (1956), “L’ideale classico del Seicento in Italia” (1962), e “Il Guercino” (1968). Sempre generoso nel prestare le proprie opere, nel 1960 espone gran parte della sua collezione alla mostra “Italian Art and Britain” tenutasi alla Royal Academy. Nel 1997, la collezione Mahon al completo con quasi ottanta dipinti trova alloggio nelle sale della National Gallery, assieme a una selezione di disegni del Guercino di sua proprietà, depositati da tempo presso l’Ashmolean Museum, e a due dipinti, uno di Annibale Carracci e l’altro del Guercino, in precedenza venduti al Metropolitan Museum of Art e alla Gemäldegalerie di Berlino per colmare i debiti lasciatigli dalla madre scomparsa nel 1970. A partire da quel momento, la celebre raccolta non farà mai più ritorno nella sua casa londinese di Cadogan Square a Knightsbridge, dove lo studioso continuerà a vivere con la governante spagnola e la famiglia di lei, per il timore che la notorietà acquisita potesse attirare i ladri. Le sue lezioni, sostenute in occasione di mostre o in modo del tutto estemporaneo davanti alle opere d’arte, sono una pietra miliare per accademici e studenti universitari, per collezionisti e mercanti d’arte benché egli non sia mai stato incaricato formalmente di una docenza. Il pubblico che accorre alla grande mostra antologica di Poussin, tenutasi alla Royal Academy tra il 1994 e il 1995, nota la presenza di un attempato gentiluomo che veste un abito di Savile Row gessato un po’ troppo largo per la sua figura. Egli brandisce il bastone a una distanza pericolosamente ravvicinata ai dipinti di Poussin, per illustrare a chiunque dimostrasse interesse la complessità stilistica degli esordi dell’artista o la datazione dei suoi ultimi paesaggi. Mahon ha un modo vivace e illuminante di raccontare la pittura e la sua naturale capacità di entrare in empatia con lo spirito degli artisti che ama di più, lo fa sentire vicino al Guercino, a Nicolas Poussin, ad Annibale Carracci quasi si trattasse di vecchie conoscenze. Nominato baronetto nel 1986, riceve il titolo di Companion of Honour di Sua Maestà nel 2003.

Intorno a lui, nel novembre del 2010, ci sono amici ed estimatori mentre spegne le sue cento candeline alla National Gallery, nella Galleria del Barocco italiano che tanto gli doveva.

Testo adattato da un articolo del Burlington Magazine, Settembre 2011

Gabriele Finaldi, Museo del Prado

Tradotto da Giulia Carciotto